Mastectomia e linfedema un aiuto dalla terapia manuale

Linfedema post Mastectomia

Il linfedema è una condizione clinica caratterizzata da un aumento di volume, visibile e palpabile, di un arto o un distretto corporeo, dovuto ad un eccessivo incremento di linfa nei tessuti.

Il linfedema dell’arto superiore secondario a linfoadenectomia ascellare (asportazione dei linfonodi ascellari in seguito a tumore della mammella) insorge nel 20-30% dei casi e raggiunge il 35-40% in caso di radioterapia complementare dell’ascella. Può insorgere da subito dopo l'interveto fino a molti anni dopo anche se nel 70% dei casi insorge entro i 2 anni.

Chiaramente, non tutti i linfedemi sono uguali: il gonfiore può essere più o meno importante in base alla gravità della condizione. In alcuni pazienti si osserva un lieve gonfiore dell'arto colpito, mentre in altri il quadro clinico può degenerare in vera e propria elefantiasi.

Oltre all’edema il paziente può lamentare altri sintomi come la difficoltà di muovere o piegare l’arto, la percezione costante di appesantimento e costrizione, il prurito e una pelle più fragile e più suscettibile alle infezioni oltre ad essere più scolorita e lucida.

Per il linfedema non esiste una cura risolutiva. Tuttavia, i pazienti affetti devono comunque seguire un preciso programma terapeutico per ridurre l'edema e migliorare i disturbi funzionali determinati dalla patologia.

Studi accurati hanno dimostrato che la metodica terapeutica più efficace sul miglioramento della stasi linfatica è data dall’associazione di drenaggio linfatico manuale e bendaggio elastocompressivo.

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Il ruolo del linfodrenaggio manuale e del bendaggio compressivo

Il linfodrenaggio è un massaggio superficiale eseguito con specifiche manovre a livello della cute e degli strati sottocutanei che ripristinano il flusso linfatico a livello dei vasi e delle stazioni linfonodali. Il linfodrenaggio costituisce uno dei pilastri nel trattamento del linfedema poiché  mediante questo massaggio manuale, il sistema linfatico viene stimolato meccanicamente: i  linfonodi vengono "svuotati", pertanto è favorito il drenaggio della linfa stagnante dai tessuti. Lo svuotamento delle stazioni linfonodali migliora il movimento dell’intero circolo linfatico.
Il bendaggio elasto-compressivo di norma viene utilizzato nei primi trattamenti effettuati per ridurre il volume dell’arto edematoso colpito da linfedema. Il bendaggio si applica di solito al termine delle sedute di linfodrenaggio per mantenere la riduzione di volume che è stata acquisita e per aumentare il riassorbimento di liquidi.

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Il bendaggio per linfedema dovrebbe garantire una blanda tensione durante il riposo e aumentare l’effetto drenante della pompa muscolare durante l’attività. Durante l’attività, infatti, i vasi linfatici sono compressi tra i muscoli e i tessuti più superficiali, sui quali è stato apposto il bendaggio. La contrazione del muscolo favorisce quindi il ritorno di linfa e sangue verso il cuore. Per ottenere questo risultato si sovrappongono più strati di bende, applicate in modo da creare una pressione decrescente dalla mano alla spalla dell’arto colpito da linfedema. L’arto edematoso viene dapprima coperto con materiale protettivo (cotone di Germania e/o altro materiale morbido) e quindi bendato con fasce poco estensibili. La pressione sarà maggiore nelle zone in cui si sovrappongono più strati di bende. Per essere efficace nel contrasto al linfedema, il bendaggio deve essere portato più a lungo possibile.

Quando linfodrenaggio manuale e bendaggio elastocompressivo vengono combinati parliamo di terapia complessa decongestiva (CPD).

La terapia complessa decongestiva non dev'essere eseguita nei pazienti ipertesidiabetici, affetti da paralisi, insufficienza cardiaca, infezioni acute della pelle, cancro o trombosi.

Fisioterapista Silvia Cangini

 

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