Idrokinesiterapia…la carezza dell’acqua

IDROKINESITERAPIA

L’idrokinesiterapia è la fisioterapia eseguita in acqua.

In certe fasi del processo riabilitativo è di estrema efficacia coadiuvare le classiche terapie “a secco” con sedute di mobilizzazioni ed esercizi terapeutici specifici in acqua calda. Sia perché l’idrokinesi viene svolta ad una temperatura intorno ai 33-34 gradi, sia per sfruttare l’effetto miorilassante sul nostro corpo, sia per fare in modo che i muscoli siano maggiormente efficaci sia nelle fasi di allungamento che in quelle di contrazione.

In acqua il fisioterapista propone esercizi di varia natura in base all’obiettivo da raggiungere e utilizza attrezzature e materiali diversi per variare le intensità degli esercizi. Si possono utilizzare attrezzi galleggianti , tipo tubi in schiuma , cavigliere in ,tavolette di spugna più o meno rigide, oppure attrezzature volte ad aumentare l’attrito durante il movimento in acqua come palette (rigide, neoprene, forate..), pinne, bastoni etc. Inoltre può proporre esercizi su bike acquatica, step (ottimo per variare la quantità di carico di peso corporeo sulle articolazioni degli arti inferiori), seggiolini, piani instabili o tappeti elastici...

idrokinesiterapia

Insomma, la quantità e la varietà di esercizi possibili sono limitate solo dalla fantasia del fisioterapista, che deve esser bravo a proporre gli esercizi con gradualità e in base alla fase clinica del paziente.

 

Bisogna anche pensare che in acqua il dolore diminuisce, grazie al calo delle tensioni articolari e muscolari, quindi il paziente , ad esempio una riparazione di tendine sovraspinoso, appena entrato in acqua, avrà un ROM attivo superiore a quello che ha “a secco”. E quindi bisogna stare attenti a limitare gli esercizi entro il ROM concesso dal chirurgo, nei giorni prestabiliti.

In acqua la tentazione di forzare per ottenere risultati veloci è alta, ma bisogna sapere aspettare e dare il tempo al corpo di assorbire la terapia, per ottenere cosi ottimi risultati terapeutici in tempi corretti. D’altra parte è anche vero che potendo sfruttare più range di movimento e maggiore capacità ad eseguire attivamente i movimenti possiamo iniziare precocemente diversi esercizi sia per rinforzare (o riattivare) i muscoli sia come forza sia come propriocettiva.

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Se il fisioterapista sarà bravo nell’equilibrare tutti questi elementi allora la forza dell’idrokinesi sarà massimale e la riabilitazione per il paziente diventerà più efficace, meno dolorosa e anche più divertente. Secondo me, a differenza di come avviene spesso, il fisioterapista che segue il paziente in acqua dovrebbe seguirlo anche nella fase “a secco”. Questo perché è importante “sentire” la spalla del paziente, e allo stesso tempo è importante vedere come si comporta durante l’esecuzione degli esercizi. Questo permette al terapista di apprendere tutte le informazioni possibili dal paziente, aiutandolo nell’iter riabilitativo.

Le indicazioni dell’idrokinesiterapia sono molteplici, si passa dall’ambito neurologico a quello ortopedico, passando per la riabilitazione del paziente anziano alle attività con neonati e bambini. Si può effettuare in seguito ad un intervento chirurgico, ma anche per prevenire e curare patologie croniche degenerative, sia ortopediche, che reumatologiche che neurologiche. L’idrokinesiterapia è adatta anche nel trattamento delle patologie in fase acuta, poiché il paziente, già dal momento che entra in acqua, trova sollievo. In fase acuta si riescono ad effettuare esercizi e manovre che altrimenti con la sola terapia “a secco” risulterebbero difficoltose e/o dolorose.

Fisioterapista Eugenio Mazini

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